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    bettina
    Partecipante

    ghh

    arianna 65
    Partecipante

    siamo un gruppo di 4 persone di Brescia, siamo appena tornati da un Raid con Capoverdeavventura, vorremmo sapere con che coraggio questo SIMABO scrive:

    “… interessante sapere come ha fatto weetabix a prenotare il suo viaggio, visto che nessuno risponde né alle mail né ai n. di telefono indicati sul sito… In più io vedo Didì praticamente tutti i giorni, qui a Mindelo, e mi ha detto che non ha clienti di Francesco da mesi se non anni…”?????????

    NOI ERAVAMO CON DIDI’ fino a ieri l’ altro!!!!! che tra l’ altro ringraziamo tanto!!!!
    Abbiamo scritto e telefonato a Franz che ci ha risposto regolarmente e organizzato alla perfezione il nostro viaggio a Sao Viçente, Santo Antao e Boa Vista!!!

    in effetti ci hanno parlato di certi personaggi italiani che vivono in loco indaffarati in non precisati affari da cui stare alla larga, non so se sono questi simabo, ma se questi sono i presupposti….

    bettina
    Partecipante

    confermo, Arianna!!!

    mata hari
    Partecipante

    Certo che ‘sta Arianna65 e ‘sta Bettina sono proprio dei fenomeni… prima postano lo stesso identico messaggio (che indovinate un po’ di cosa parla…) l’una il 16.3.09 (Il viaggio della vita nel Forum Capoverde generale) e la seconda il 28.5.09 qui sopra…
    Adesso si danno botta e risposta nel giro di tre minuti d’orologio manco si fossero date appuntamento…

    A proposito, Galeos, ma perché ti hanno escluso dalla discussione dal forum de Il Giramondo? Avevi postato esattamente lo stesso messaggio con cui hai aperto questo thread….

    Vabbeh… Spero che Alessandra e Marco siano arrivati bene e stiano facendo una splendida vacanza…

    caesar01
    Partecipante

    ciao a tutti.

    ma quindi stanno ancora lavorando oppure è fermo definitivamente?

    bettina
    Partecipante

    stupidina, sono estratti del nostro diario, l’ abbiamo scritto insieme!
    stupidotta!
    Vai a farti una danza del ventre invece di sparlare

    devil74
    Partecipante

    salve ragazzi, ho preso visione dell’ esistenza dei raid Avventura qui dal forum, li ho contattati ed ho prenotato il viaggio, tutto bene, la struttura è operativa e molto attenta a tutte le esigenze, molto bene direi;abbiamo chiesto qualche piccola modifica perchè noi siamo appassionati di canyonismo quindi abbiamo chiesto un programma specifico per buttarci tra le barrancas,ci hanno accontentati prontamente, sembra che siano una sorta di specialisti del settore e quando qualcuno chiede una modifica, qualcosa che esula dai Raid ” a portata di Italiano medio ” come dice Francesco, non pare loro il vero. So che per aziende tedesche organizzano cose molto più Hard di quelle proposte dal sito.

    Dalle foto degli impluvi dell’ interno che ci hanno mandato ci sta salendo una lbidine..

    Hanno un problema di server non ancora risolto, per cui se scrivete a info at capoverdeavventura punto com la mail da’ un messaggio di errore anche se loro le leggono lo stesso, meglio scrivere all’ altro indirizzo che hanno sul sito.

    Comunque l’ organizzazione è ok, noi partiamo tra pochi giorni e vi riferiremo al ritorno
    Caboverde arrriviamooooo!

    gudrun232
    Partecipante

    c’è nessuno che parte a metà Marzo? com’è il tempo?

    germano
    Partecipante

    Salve, ho letto cose entusiasmanti da qualcuno di ritorno dal Raid Avventura, ma ho telefonato al numero sul sito e non ho avuto risposta, c’è qualcuno che mi può dire? perchè vorrei prorpio organizzare un viaggio con quella filosofia ma vorrei sapere conme contattarli magari se avete un altro numero
    grazie
    Germano

    capinera
    Partecipante

    devi scrivergli, anch’io sulle prime non ho avuto risposta per telefono, ma se gli scrivi rispondono subito.
    Io vado per Agosto, per la partenza del 13, c’è qualcuno che parte con la stessa data?

    gudrun232
    Partecipante

    Capinera, non ci sono datre fisse per le partenze, io sapevo che il viaggio è effettuabile a partire da 4 persone nella data desiderata, e anche a partire da due sole persone, con alcune modifiche..

    capinera
    Partecipante

    questo è vero per tutto l’ anno, ma per Agosto ci sono 3 partenze prefissate: 6, 13 e 20 Agosto. Il prezzo essendo altissima stagione è un po’ più alto rispetto a quelli da sito, ma d’ altr’onde quelli sono invariati dal 2005, così dicono, e comunque quello che hanno proposto a noi è ottimo per 2 settimane in altissima stagione.

    capinera
    Partecipante

    sfruculiando sul forum, facendo ricerche sui Radi Avventura, inserendo la parola ‘Loxodrom’ vi riporto questi affascinanti resoconti di viaggio, che testimoniano anche della particolare sensibilità di “Franz” francesco Averani, ovvero Loxodrom:

    Albino dos Santos e la costruzione della macchina del vento
    …éxeXactement, ou mieu….…
    ………………………………………………………………………
    Pomeriggio. Le lunghe chiacchierate con Pedro Albino dos Santos, il Geologo portoghese capoverdiano. Come sempre indosso una camicia fresca di lavanderia, appena stirata, solitamente qella bianca con sottili righe celesti comprata alla Paolina, a Portoferraio, ed accordo la mia indole solitamente piuttosto irrequieta alla composta riflessivita’ del mio interlocutore, quando devo recarmi nello studio di Pedro, come a rispettare un complesso e gradevole rituale tra due gentiluomini di altri tempi in una specie di avamposto coloniale; mi piace e mi rilassa. Anche il mio modo di parlare il francese cambia, diventa piu’ lento e studiato, si declina in locuzoni quasi arcaiche che possono ricordare quelle del tedesco aulico.

    Interminabili pomeriggi passati nel buio e fresco studio di Pedro a parlare della carta eolica di S.Vicente, si fara’, si fara’,“..pourrai je vous demander, mon ami, si vous pouvez interpeller votre universite’ en Italie? Oui? ..on a fait exactément la mème chose au Ceara Brasiliano, vous voyez mon jeune ami…
    Ah, si, nel Sahara, in Africa, certo…
    …Non, non, au Ceara’ Brasiliano…
    Oh, mais oui, le Ceara’, oui, au Brasil, certainement…

    Il Ceara’, la carta eolica del Ceara’ si stende sopra il tavolo: uno sfumare di tonalita’ brune e avana che assecondano le isoipse. 1989, e sotto, piu’ piccolo, Albinos dos Santos. Pedro, capoverdiano discendente da una delle antiche famiglie portoghesi, con la sua gentilezza pacata, ed i suoi occhi penetranti e intelligenti che in 70 anni hanno visto la guerra civile in Angola, giacimenti vergini di Kymberlte e Combat Diamonds, e i fiumi selvaggi della Guinea Bissau, che ha cartografato, e alla cui guerra di liberazione dalla dominazione portogese ha partecipato, espone con parole studiate il suo progetto: serve acqua. Per riforestare. Servono nuove pale eoliche
    “…Ah, oui, si, certo, pale eoliche per tirare l’ acqua dalla falda acquifera, immagino, c’ est ça, je dirai..?;”
    “..oui, exactement, ou mieux…pas exactement…… »
    Servono pale eoliche. Perche’ per tirare su l’ acqua serve energia elettrica a basso costo. Da ricavare con le pale eoliche. Che non servono per tirare su l’ acqua meccanicamente, ma per azionare turbine elettriche che azioneranno le pompe. Pedro che per gentilezza quando prendi una cantonata, senza mai toglierti di dosso gli occhi piccoli gentili ed attenti che hanno visto cose che non e’ possibile raccontare, annuisce lentamente, ti dice, lentamente, per cortesia: exactement. E’ il suo modo gentile per non farti sentire uno stupido, dopodiche’ ti porta con un equilibrio di sillogismi a farti comprendere che il concetto e’ esattamente il contrario. Exactement. Energia a basso costo vuol dire non soltanto energia per tirare su l’ acqua con le pompe elettriche, ou mieux, pas seulement, exactement, ma corrente elettrica e luce nelle case di molta piu’ gente del 30% che l’ ha in casa a S.Vicente adesso, energia a basso costo all’ utente. Penso a tante case nelle quali sono entrato, bui cubicoli tirati su a tufoni, i materassi sulla terra battuta, immagini sacre ritagliate da vecchi giornali alle pareti, una candela in una nicchia per fare luce quando cala la notte, basta, come quella del vecchio sdentato che ad Agua das Caldeiras, lungo l’ Estrada da Corda, insistette perche’ entrassimo a condividere un goccio di Grogue,in una casa in cui non c’ era niente, per condividere quel niente con noi, e le nipotine fuori che mostravano ridendo le Poaroid che qualche turista di passaggio aveva scattato loro, splendide piccole regine atlantiche bionde con gli occhi verdiazzurri. Noi che tiriamo fuori qualche moneta, ma no, non le vendono, volevano solo mostrarcele e seguitano a sgranare i loro sorrisi, forse erano e prime foto che avessero visto mai; ed alla casa di Antoino, che non si raccapacitava sul perche’ volessi cambiarmi fuori, alla luce della luna, e non sotto quella delle candele, in casa; a quella notte nella parte alta di Mindelo, in cui andammo a cercare Bernardin il commerciante di diamanti, affinche’ sbrogliasse una matassa che solo lui poteva sbrogliare, nelle faveas di Fonte Felipe, con le case-cubicolo da cui si affacciavano e restavano sull’ entrata legioni di fratelli, occhi che bucavano la notte, che si intuivano su corpi giganteschi e affamati, di vita,qualunque fosse e a qualunque prezzo, a scrutare la Jeep della Police, i cui agenti stessi guidavano lentamente e con circospezione e non si azzardavano a scendere dall’ automezzo o a indugiare un attimo di piu’ in quella terra di nessuno, sicuramente non la loro. Bernardin riteneva per qualche assurda logica che la cosa piu’ sicura alla fine fosse vivere tra loro, e per qualche assurda logica la cosa funzionava.
    Ma prima serve la carta eolica, la carta dei venti, e mentre mi adagio indietro nella poltrona, mentre Pedro continua a parlare di quote, di crinali e di gradienti, nel buio e fresco ufficio in cui entrano attutite le pigre voci di strada del pomeriggio, mi astraggo, mi immagino sui crinali spogli, a censire e catturare questi venti, chissa’ da dove vengono, chissa’ come li catturero’. Certo, devi costruire la macchina del vento, certo, forse, un giorno nella casa dalle grandi vetrate, nella radura in cima alla collina da cui spunta il sentiero che sale dalla localita’ di cui nel sogno non ricordo mai il nome, ma che ha molte “s” e molte “k” e “w, che nel sogno a un certo punto si trasforma sempre in ” Saskatchewan”, e una certa ragazza che un mattino mi ha detto, pronunciavi questa parola nel sonno, Saskatchewan. Che non c’ entra niente, e che invece e’ il nome dello stato, il Saskatchewan, in Canada, dove, di giugno, anni dopo, stranamente, sull’ Alaskan Higway, un giorno che non potremo scordare, persi nello stupore per le strade che come teorie infinite tagliano le praterie canadesi, sconfinate, naturalmente, in cui all’ orizzonte le rare macchine letteralmente evaporavano nella lontananza, svanite nell’ aria lontana tagliata in lame di calore, per strada raccogliemmo l’indiano della nazione dei Cree vestto da cow boy che ci disse di chiamarsi Cormack, o Franck, o Cameron ( forse non lo sapeva neanche lui), che diceva di essere diretto a Calgary anche lui, per cavalcare i tori nel rodeo, che cavacare i tori e’ ” better than sex..”; che aveva atteso 4 ore per strada che qualcuno o raccogliesse e intanto aveva sgonfiato 2 bottigie di birra delle riserve a 12 gradi, che aveva 27 anni 5 figli, e che prima di essere sceso a Medicine Hat canto’ la canzone indiana che dice: …il mio dolce amore non mi vuole piu’ perche’ sono un pellerossa ubriacone, a me non importa, faccio quello che voglio…”.
    Costruire la macchina del vento, certo, per catturare i venti…
    Chissa’ quali odori e suoni hanno raccolto e portato con se, comunque, questi venti, compiendo alcune volte il periplo della Terra, quali mendaci parole sussurrate degli amanti, ed in quali in terre lontane; le porta dentro di se’, adesso, puoi sentirle se chiudi gli occhi in certe notti di luna nuova, un sussurro indistinto, fragili odori, ed e’ possibile catturare tutto questo, con le pale, eoliche, certo, e trasformarlo in energia a basso costo, trasformarlo in altri odori, in altri suoni, nel ronzio delle turbine dei mulini eolici. Energia a basso costo per la gente di Mindelo, di Madeira, di Bahya, di Salamança…. un motore per spremere le canne da zucchero si accende in una grogueria, ecco, quel pezzo di vento, e l’odore del legno bruciato per affumicare il salmone nei fiordi intorno a Bergen che c’ era nel vento, non e’ andato sprecato, si trasformera’ in Grogue invecchiato a 35 gradi. Potevo conservarlo, pero’, questo vento…attendere un po’ a metterlo in catena per produrre energia a basso costo…liberarlo per Maria Penidad, che accende una candela in camera tutte le sere per andare a dare un bacio alla piccola Luzislinha che dorme ed ha paura del buio.

    Saluto Pedro, esco, i vicoli stanno lentamente tornando ad animarsi, una brezza leggera adesso viene dalla baia e spazza i vicoli tra Rua Lisboa e Pracinha da Igreya. Preannuncia il fresco della sera: Mindelo sta per prepartarsi a mettere in scena ancora una volta come una prostitua di mestiere la sua eterna decadente e consumata movida, disillusa e piena di speranze comunque.

    Nell’ angolo di un biglietto del traghetto per S.Antao tirato fuori da una tasca, che chissa’ dove perdero’, scrivo: “…costruire la macchina del vento…”.

    “Caffè Atlantico”
    FRANCESCO AVERANI

    capinera
    Partecipante

    un altro contributo a firma Francesco Averani:

    13 marinai e un cargo
    …indubitabilmente, forse

    La figura avanza nel buio, nella mia direzione, mentre aspetto seduto sopra la mia sacca da barca di fronte alla passerella del mercantile; le fiancate si alzano, quelle del cargo, come un muro buio e enorme che si staglia contro il buio della notte; i fianchi, quelli della ragazza, sciolgono i propri nodi in un modo leggermente goffo mentre avanza nella notte capoverdiana; e’ carina e quasi minuta, lo zaino le oscilla sulle spalle seguendo il ritmo dei passi. E’ palesemente troppo pesante. Io ho solo una sacca da barca, dentro ho tutto il necessario per la traversata per i Caraibi ed anche gli strumenti, ago, una vecchia candela e filo da selleria, per cucirvi sopra ad uso di spallacci due spezzoni di cintura di sicurezza tolti ad una vecchia BMW distrutta in una strada di Maremma, e trasformare la sacca in zaino per quando sbarchero’. Correvo poco dopo l’ alba quella volta in direzione di Alberese; l’uscita invernale con i butteri, le bufale e le razzette di puledri; la cavalla del buttero che era stata passata da parte a parte da un’ incornata e per 10 centimentri un corno non prese anche Armido, il buttero che aveva tentato di sbrancare il vitello; destro-sinistro aveva detto Armido che la bufala tentò di fare, esattamente come dice Emingway per i tori da combattimento in uno dei 3 libri da portare su un’ Isola deserta, Morte nel Pomeriggio; i talloni, mi ricordavo mentalmente mentre guidavo la vecchia BMW, tenersi sempre pronti a dare i talloni al cavallo e una bella nerbata di briglie sul fondoschiena per fuggire di fronte ad una bufala col vaccino appresso o ad un toro.Gli spazi, i silenzi ed i tempi dilatati, il tempo eterno ed un po’ desolato del grande Cuore della Maremma; ero immerso nel pensiero di tutto questo mentre guidavo nel mattino attraverso le strade che da Porto Santo Stefano si snodano verso Alberese; deve essere stato mentre pensavo che il modo migliore di morire e’ all’ alba, all’ inizio di una nuova avventura, che vidi il bus che veniva dritto incontro a me mezzo nella mia carreggiata. Anch’ io ero mezzo nella sua, e tutti e due eravamo in curva.

    Tutto cio’ che resta della BMW sono questi due spezzoni di cintura, in ogni modo, avro’ tutto il tempo di trasformarli in due spallacci, seduto a prua durante le pigre settimane, dentro gli alisei che separano la baia di Mindelo dalle Antille Olandesi. In barca serve una sacca, ma serve uno zaino per camminare a terra. Capo Verde era allora solo qualcosa che si frapponeva tra me e le Antille, un ostacolo da superare in fretta, un nome. La banchina e’ in cemento, fredda, resto seduto sulla sacca, e come inutile dentro il buio aspetto. Mi imbarchero’ indubitabilmente, se insisto, forse. Poi c’e’ questo mercantile, questa massa rugginosa che rolla in modo leggermente percettibile, la massa spsotata ad ogni oscillazione deve essere enorme; il movimento e’ ipnotico, le dimensioni decisamente irreali, la loro percezione e’ amplifcata dal basso della prospettiva da cui lo osservo e dalla solitudine, molto probabilmente, ed indubitabilmente, certo. Alcune lettere emergono dalla fiancata e dallo strato consunto di vernice con cui si e’ cercato inutilmente ed in modo non del tutto convinto di cancellarle; in un pomeriggio di Febbraio a Livorno, ventoso, naturalmente, mi imbattei in lettere cirilliche grandi come queste, mi ritrovai all’ improvviso di fronte un cargo gigantesco, russo, non so come vi arrivai nel mio nel mio svagato vagabondare, tra i canali ed il porto, in libera uscita o meglio alla fine del mio turno di Ufficiale al Reparto. Fu come sbattervi addosso. Quel cargo non era un cargo, era un invito Baudeleriano a lasciare gli ormeggi, un messaggio proveniente dai reconditi territori del sogno. Quanto meno a 22 anni si e’ autorizzati a pensare e credere cio’, ed il solo fatto di crederlo lo invera.

    In ogni modo, se da qualche parte dove essere rappresentato il concetto di viaggio, se a qualcuno venisse in mente di inviare nello spazio ad ignoti destinari un’ icona che riassuma l’ idea del viaggio, cio’ che dovrebbe essere raffigurato e’ indubbiamente un grosso cargo russo. Indubbiamente.

    I 13 marinai del mercantile come spesso accade da queste parti sono senegalesi, alcuni, altri capoverdiani, invece; questo lo avrei appreso nei giorni succesivi, comunque, ed anche che qualcuno era molto vecchio ed aveva girato molto, molto, gli Stati Uniti. Come il vecchio pazzo la notte della festa a Paul.
    Salgono e scendono ogni tanto correndo, quasi volando, con passi pesanti, sulla passarella, indaffarati, dentro il vento caldo della notte capoverdiana, nei preparativi per la partenza. Con un’occhiata ogni tanto qualcuno mi fa un cenno, la risposta e’ no, indubitabilmente. Parliamo, la ragazza ed io, e’ di Montpellier, e’ vestita come un Hare krishna o come se avesse strappato uno scampolo di colori male assortiti all’ arcobaleno, si e’ accordata, nel pomeriggio, col vicecomandante, per cio’ che anch’ io sono qui ad aspettare, l’imbarco per Mindelo, e facendo intuire il vantaggio di una merce di scambio particolare, privilegio femminile. Parliamo senza vera intenzione, distrattamente, a tratti, nel buio, nella notte e dentro il vento caldo, io in realta’ fingo di ascoltarla, chissa’ dove sara’ adesso quello stalloncino di 2 anni che non smetteva di seguirci nelle piane di Alberese, e. appunto, stalloneggiava, e il buttero Armido che disse aspetta ora ci penso io, cavo’ dalla tasca della giacca di fustagno, consunta, naturalmente, un grumo arroncigliolato di fil di ferro, lo srotolo’ , ne lego’ un’ estremita’ al rampino e comincio’ a rotearlo velocemente: ricordo il sibilo del fil di ferro nell’ aria, non sono sicuro di ricordare se una passata o due si abbatterono sulla groppa dello stalloncino, so per certo che torno’ indietro, alla sua razzetta. Mi coglie mentre ci sto pensando il sospetto che aspettasse solo questo, che fosse cioe’ un gioco che gia’ conosceva, per lui, il roteare ed il sibilo nell’ aria del fil di ferro. Sembrava soddisfatto comunque, mentre tornava trottignando a dar fastidio ai suoi compagni di gioco. Diventera’ sicuramente un meraviglioso stallone, memorabile nella sua generazione, uno di quelli di cui raccontano i vecchi butteri ai giovani, mentre ripongono la scafarda in una rimessa buia e odorosa di cuoio ingrassato. Ricordo anche uno stallone maturo ed i segni dei rebbi del forcone sulla groppa ma questo era in scuderia, era a Siena ed in altri anni. Non tutti gli stalloni si facevano da parte quando entravi, di buon’ ora, nelle mattine invernali fredde e rugiadose, per rifare il box. Era accogliente comunque il calore umido del box e l’ odore di fieno e urina, e quasi familiare nelle mattine di inverno, ed era bello muovere i muscoli e scaldarsi prima che tutto cominciasse, nel silenzio, in compagnia dei soli propri pensieri, prima che il mondo, lontano, comunque, cominciasse a correre e ruggire.

    C’ era questa ragazza accovacciata accanto a me, dunque, francese, di Montpellier, che avrei ritrovato dopo 2 settimane mano nella mano col suo Apollo nero sulla spiaggia di Santa Maria. Stava accovacciata accanto a me adesso sul freddo cemento della banchina del molo di Palmeira, Isola di Sal, Arcipelago di Capo Verde, West Africa, e Oceano Atlantico, naturalmente, e non si era tolta lo zaino dalle spalle. Passa il vice comandante, si salutano come due complici. Poi tutto avvviene rapidamente, qualcuno a prua inizia le manovre, la ragazza e’ sparita come aspirata dentro il cargo, un uomo salta a terra, scioglie le gomene che spariscono come inghiottite dal mastodonte d’ acciaio, un brontolio sordo come se provenisse dalle viscere della terra, un rombo quasi trattenuto prima, poi si sente che prende fiducia e si rafforza, sale come dalle buie profondita’ del mare, un marinaio, enorme, scioglie la sagoletta che tiene bloccata a terra la passerella, sta per iniziare a ritirarla a bordo, espera! con un salto ci sono sopra, lo guardo. Ok dice con un cenno, vieni.

    Entriamo, un passaggio stretto, una ripida scaletta, siamo nel buio ventre del leviatano, voltiamo, lui va veloce, e’ il vice capo macchinista, il cargo e’ enorme, ma gli spazi interni sono innaturalmente angusti, io ho la sacca, il vice capo macchinsta e’ enorme anch’ esso come il cargo e cammina veloce, ricordo esattamente la svolta nel misero quadrato ufficiali ed il capitano, un creolo, inquadrato nel vano illuminato di un passaggio, che firma le istruzioni di carico, certo, probabilmente, credo. Epsera, mi dice il vice capo macchinista, questo lo capisco, poi mi dice qualcosa che non capisco ma che sicuramente significa fermo qui, avanza e bisbiglia timidamente qualcosa al comandante; si vede che hanno rispetto verso i comandanti a queste latitudini, il corpo assume una postura decisamente umile, sembra contrarsi nelle spalle nel tentativo di farsi piccolo, pesera’ 110 chili per 2 metri.
    Il capitano fa un cenno senza guardarlo, sta continuando a firmare le istruzioni di carico, la risposta indubitabilmente e’ no, il vice capo macchinista torna da me, fa un cenno che signifca indubitabilmente no, desculpa, lo sorpasso svicolando accanto e come sotto il suo corpo enorme, sono di fronte al comandante adesso, lo guardo, please, il comandante mi fa un cenno impercettibile: O.K.

    bene, esiste ancora qualcuno che conosce l’antica legge del mare.

    sono a bordo, finalmente.
    Facciamo rotta per le Sopravento.

    ” caffè Atlantico”
    FRANCESCO AVERANI

    dany1973
    Partecipante

    ragazzi vorrei veramente fare questo raid avventura! mi sapreste indicare come fare x avere ulteriori informazioni da questo francesco visto che non riesco mai a contattarlo telefonicamente? chi c’è stato me lo consiglia e mi spiega come funziona sia la prenotazione che il pagamento? grazie mille….

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