MINDELO: IL MISTERIOSO POTERE DELL’ ACQUA CALDA

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    loxodrom
    Partecipante

    LA SIGNORA ED IL MISTERIOSO POTERE DELL’ ACQUA CALDA
    Mindelo. Mattina, Hotel Cahuve d’ Ouro, angolo tra Rua 5 Julho e Rua Lisboa. Apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud. Il comodino, un armadio, le pareti intonacate con un colore improbabile, il fiore finto nel bicchiere sopra il comodino, e, oltre l’ armadio, oltre il comodino ed il fiore, oltre e attraverso le persiane semiaperte e la penombra della camera, giunge il brusio e la vita animata ma ordinata, ed il fresco della mattina presto a Mindelo, quando e’ piacevole inventarsi un motivo qualunque per aggirarsi negli stretti vicoli che come un labirinto si snodano tra Rua Lisboa e Pracina da Igreia.

    Il Clube Nautico, la sede della Cabo Verde Airlines, le banche, i bui e freschi caffe’ di Rua Lisboa, tutto cio’ che serve e’ a non piu’ di 50 passi dal portone del vecchio albergo, ormai da anni la mia base quando salgo nella Capitale delle Barlavento per imbarcarmi per S.Antao, per trattare affari con gli olandesi o per fermarmi qui, a Mindelo, dove e’ necessario inventarsi qualche incombenza irreale e fantasiosa, un pretesto qualsiasi per rimandare piu’ tardi possibile il ritorno nel mondo che corre e che produce. Sempre mi sono trovato bene con gli olandesi, e con il loro modo di trattare gli affari, e sempre e’ un piacere il rito del caffe’ di meta’ mattina a bordo dello Scheepszaken, 22 metri, legno d’ epoca, ketch, marinai olandesi che sono ancora marinai olandesi e non skippers.

    L’ Hotel deve avere vissuto tempi migliori, indubbiamente;
    e’ rimasto solo questo, adesso, l’opaco riflesso dello splendore perduto ed il ricordo dei tempi coloniali, esistenti forse nel ricordo di se’ stessi solamente. Uno stile retro’ perfetto per viaggiatori di passaggio: portoghesi, francesi, per lo piu’ in attesa del primo volo del mattino per far ritorno a Sal, fauna varia e discreta affaccendata negli affari piu’ disparati, o in nulla come me questa mattina mentre apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud.
    Senza un preciso motivo ci si guarda sempre di sottecchi, sospettosamente, quando ci si incontra nei corridoi del Chauve d’ Ouro, con le sue pareti rivestite di fòrmica marrone che ricordano certi bar e sale di barbiere di piccoli paesi nella Puglia rurale dei primi anni‘ 70, ed il vecchio e grande caffe’ dove a Muro Leccese ho bevuto il miglior caffe’ che io ricordi;
    Il caffe’, il bar, intendo, le pareti di fòrmica, l’ aria da paese sonnacchioso nella Puglia ’rurale, la grossa macchina acciaio e rossa marca ( ………….) e la anziana signora che lo servi’, il tempo come sospeso: tutto era un relitto di un’ altra era chissa’ come arrivato fino adesso, o meglio fino allora, si era nel ‘96, di Settembre;
    mi faceva pensare ad uno scampolo di un’ altra epoca rimasto incatenato tra le maglie del tempo, ed ai ciclopici massi del misterioso muro neolitico che affiora poco fuori del paese.
    Alla signora chiedemmo il segreto del caffe’, e la signora rispose che il segreto del caffe’ erano tre M: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua. Disse proprio cosi’: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua.
    Ricordo anche il caffe’ “Mokambo”, a Corato, dove il cono super costava 50 lire e ci chiedevano sempre se eravamo i nipoti di donna Arianna, quelli di Firenze.Eravamo piccoli, timidi dietro quel grosso cono gelato e non ci veniva in mente di rispodere: no, di Siena.

    Al Chauve d’ Ouro ci si guarda di sottecchi, in ogni modo, e si attende sempre un po’, infilando lo sguardo nell’ ultima lama di fessura, per cercare di carpire il segreto che certamente gli altri avventori portano con se, chiudendo la porta lentamente: viene spontaneo chiedersi cosa ci e’ capitato a fare qualcuno in un albergo cosi’, qualcun altro oltre a noi, naturalmente, che i nostri motivi li abbiamo: affari inconfessabili, certo, forse, niente di totalmente chiaro ed alla luce del sole, comunque. Indubitabilmente gli altri clienti dell’ albergo pensano esattamente lo stesso di noi.

    Niente acqua calda, o meglio, si, ma va chiesta al concierge il quale sparisce dietro una porta che si apre a meta’ del lungo corridoio principale, per andare dalla misteriosa “ Signora”. Ok…., si, la signora ha detto Ok…l’acqua calda, tra mezz’ ora, si, certo. Forse. Posso avere l’ acqua calda domani, quando torno, diciamo, alle 6 e mezza, dalla spiaggia…domani pomeriggio? Si, certo. Torno alle 6 e mezza, per assicurarmi quello che a Capo Verde puo’ essere un lusso. Fredda. L’ acqua calda…..? si, certo, devo chiedere alla Signora.
    La Signora dietro questa porta, questa Signora misteriosa e un po’ temuta, rispettata, per via di questo segreto potere dell’ acqua calda.

    “Caffè Atlantico”
    FRANCESCO AVERANI

    synthiax
    Partecipante

    lo scirvo qui ma avrei potuto farlo sotto ognuno dei messaggi che hai postato: Grazie Lox!

    Direi che mi sembra il miimo da fare dopo aver letto righe così appassionanti…

    loxodrom
    Partecipante

    citazione:


    lo scirvo qui ma avrei potuto farlo sotto ognuno dei messaggi che hai postato: Grazie Lox!

    Direi che mi sembra il miimo da fare dopo aver letto righe così appassionanti…


    franz
    http://www.capoverdeavventura.com

    pino2
    Partecipante

    citazione:


    LA SIGNORA ED IL MISTERIOSO POTERE DELL’ ACQUA CALDA
    Mindelo. Mattina, Hotel Cahuve d’ Ouro, angolo tra Rua 5 Julho e Rua Lisboa. Apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud. Il comodino, un armadio, le pareti intonacate con un colore improbabile, il fiore finto nel bicchiere sopra il comodino, e, oltre l’ armadio, oltre il comodino ed il fiore, oltre e attraverso le persiane semiaperte e la penombra della camera, giunge il brusio e la vita animata ma ordinata, ed il fresco della mattina presto a Mindelo, quando e’ piacevole inventarsi un motivo qualunque per aggirarsi negli stretti vicoli che come un labirinto si snodano tra Rua Lisboa e Pracina da Igreia.

    Il Clube Nautico, la sede della Cabo Verde Airlines, le banche, i bui e freschi caffe’ di Rua Lisboa, tutto cio’ che mi serve e’ a non piu’ di 50 passi dal portone del vecchio albergo che da anni e’ ormai la mia base quando salgo nella Capitale delle Barlavento per imbarcarmi per S.Antao, per trattare affari con gli olandesi o per fermarmi qui, a Mindelo, dove e’ necessario inventarsi qualche incombenza irreale e fantasiosa, un pretesto qualsiasi per rimandare piu’ tardi possibile il ritorno nel mondo che corre e che produce. Sempre mi sono trovato benecon gli olandesi, e con il loro modo di trattare gli affari, e sempre e’ un piacere l’invito a bordo della Scheepzaken, per il caffe’ di meta’ mattina. 22 metri, legno d’ epoca, ketch, i marinai olandesi che sono ancora marinai olandesi e non skippers, il sapore di una navigazione che abbiamo perduto.
    L’ Hotel deve avere vissuto tempi migliori, indubbiamente;
    e’ rimasto solo questo, adesso, l’opaco riflesso dello splendore perduto ed il ricordo dei tempi coloniali. Uno stile retro’ perfetto per viaggiatori di passaggio, portoghesi, francesi, per lo piu’ in attesa del primo volo del mattino per far ritorno a Sal, fauna varia e discreta affaccendata negli affari piu’ disparati, o in nulla come me questa mattina mentre apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud.
    Non c’e’ un preciso motivo, ma ci si guarda sempre di sottecchi, sospettosamente, quando ci si incontra nei corridoi del Chauve d’ Ouro, con le sue pareti rivestite di fòrmica marrone che ricordano certi bar e sale di barbiere di piccoli paesi nella Puglia rurale dei primi anni‘ 70, ed il vecchio e grande caffe’ dove a Muro Leccese ho bevuto il miglior caffe’ che io ricordi;
    Il caffe’, il bar, intendo, le pareti di fòrmica, l’ aria da paese sonnacchioso nella Puglia ’rurale, la grossa macchina acciaio e rossa marca ( ………….) e la anziana signora che lo servi’, il tempo come sospeso: tutto era un relitto di un’ altra era chissa’ come arrivato fino adesso, o meglio fino allora, si era nel ‘96, di Settembre;
    mi faceva pensare ad un dinosauro rimasto incatenato tra le maglie del tempo, ed ai ciclopici massi del misterioso muro neolitico che affiora poco fuori del paese.
    Alla signora chiedemmo il segreto del caffe’, e la signora rispose che il segreto del caffe’ erano tre M: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua. Disse proprio cosi’: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua.
    Ricordo anche il caffe’ “Mokambo”, a Corato, dove il cono super costava 50 lire e ci chiedevano sempre se eravamo i nipoti di donna Arianna, quelli di Firenze.Eravamo piccoli, timidi dietro quel grosso cono gelato e non ci veniva in mente di rispodere: no, di Siena. Percio’ annuivamo.
    Al Chauve d’ Ouro ci si guarda di sottecchi, in ogni modo, e si attende sempre un po’, infilando lo sguardo nell’ ultima lama di fessura tra la balùmina della porta e lo stipite per carpire il segreto che certamente gli altri avventori portano con se, chiudendo la porta lentamente: viene spontaneo chiedersi cosa ci e’ capitato a fare qualcuno in un albergo cosi’, qualcun altro oltre a noi, naturalmente, che i nostri motivi li abbiamo: affari inconfessabili, certo, forse, niente di totalmente chiaro ed alla luce del sole, comunque. Indubitabilmente gli altri clienti dell’ albergo pensano esattamente lo stesso di noi.

    Niente acqua calda, o meglio, si, ma va chiesta al concierge il quale sparisce dietro una porta che si apre a meta’ del lungo corridoio principale, per andare dalla misteriosa “ Signora”. Ok…., si, la signora ha detto Ok…l’acqua calda, tra mezz’ ora, si, certo, Forse. Posso avere l’ acqua calda domani, quando torno, diciamo, alle 6 e mezza, dalla spiaggia, domani pomeriggio? Si, certo. Torno alle 6 e mezza, per assicurarmi quello che a Capo Verde puo’ essere un lusso. Fredda. L’ acqua calda…? si, certo, devo chiedere alla Signora.
    La Signora dietro questa porta, questa Signora misteriosa e un po’ temuta, rispettata, per via di questo segreto potere dell’ acqua calda.

    franz


    pino2
    Partecipante

    citazione:


    LA SIGNORA ED IL MISTERIOSO POTERE DELL’ ACQUA CALDA
    Mindelo. Mattina, Hotel Cahuve d’ Ouro, angolo tra Rua 5 Julho e Rua Lisboa. Apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud. Il comodino, un armadio, le pareti intonacate con un colore improbabile, il fiore finto nel bicchiere sopra il comodino, e, oltre l’ armadio, oltre il comodino ed il fiore, oltre e attraverso le persiane semiaperte e la penombra della camera, giunge il brusio e la vita animata ma ordinata, ed il fresco della mattina presto a Mindelo, quando e’ piacevole inventarsi un motivo qualunque per aggirarsi negli stretti vicoli che come un labirinto si snodano tra Rua Lisboa e Pracina da Igreia.

    Il Clube Nautico, la sede della Cabo Verde Airlines, le banche, i bui e freschi caffe’ di Rua Lisboa, tutto cio’ che mi serve e’ a non piu’ di 50 passi dal portone del vecchio albergo che da anni e’ ormai la mia base quando salgo nella Capitale delle Barlavento per imbarcarmi per S.Antao, per trattare affari con gli olandesi o per fermarmi qui, a Mindelo, dove e’ necessario inventarsi qualche incombenza irreale e fantasiosa, un pretesto qualsiasi per rimandare piu’ tardi possibile il ritorno nel mondo che corre e che produce. Sempre mi sono trovato benecon gli olandesi, e con il loro modo di trattare gli affari, e sempre e’ un piacere l’invito a bordo della Scheepzaken, per il caffe’ di meta’ mattina. 22 metri, legno d’ epoca, ketch, i marinai olandesi che sono ancora marinai olandesi e non skippers, il sapore di una navigazione che abbiamo perduto.
    L’ Hotel deve avere vissuto tempi migliori, indubbiamente;
    e’ rimasto solo questo, adesso, l’opaco riflesso dello splendore perduto ed il ricordo dei tempi coloniali. Uno stile retro’ perfetto per viaggiatori di passaggio, portoghesi, francesi, per lo piu’ in attesa del primo volo del mattino per far ritorno a Sal, fauna varia e discreta affaccendata negli affari piu’ disparati, o in nulla come me questa mattina mentre apro le persiane sulla baia e sui mercantili ancorati alla banchina Sud.
    Non c’e’ un preciso motivo, ma ci si guarda sempre di sottecchi, sospettosamente, quando ci si incontra nei corridoi del Chauve d’ Ouro, con le sue pareti rivestite di fòrmica marrone che ricordano certi bar e sale di barbiere di piccoli paesi nella Puglia rurale dei primi anni‘ 70, ed il vecchio e grande caffe’ dove a Muro Leccese ho bevuto il miglior caffe’ che io ricordi;
    Il caffe’, il bar, intendo, le pareti di fòrmica, l’ aria da paese sonnacchioso nella Puglia ’rurale, la grossa macchina acciaio e rossa marca ( ………….) e la anziana signora che lo servi’, il tempo come sospeso: tutto era un relitto di un’ altra era chissa’ come arrivato fino adesso, o meglio fino allora, si era nel ‘96, di Settembre;
    mi faceva pensare ad un dinosauro rimasto incatenato tra le maglie del tempo, ed ai ciclopici massi del misterioso muro neolitico che affiora poco fuori del paese.
    Alla signora chiedemmo il segreto del caffe’, e la signora rispose che il segreto del caffe’ erano tre M: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua. Disse proprio cosi’: la Macchina, la Miscela e l’ Acqua.
    Ricordo anche il caffe’ “Mokambo”, a Corato, dove il cono super costava 50 lire e ci chiedevano sempre se eravamo i nipoti di donna Arianna, quelli di Firenze.Eravamo piccoli, timidi dietro quel grosso cono gelato e non ci veniva in mente di rispodere: no, di Siena. Percio’ annuivamo.
    Al Chauve d’ Ouro ci si guarda di sottecchi, in ogni modo, e si attende sempre un po’, infilando lo sguardo nell’ ultima lama di fessura tra la balùmina della porta e lo stipite per carpire il segreto che certamente gli altri avventori portano con se, chiudendo la porta lentamente: viene spontaneo chiedersi cosa ci e’ capitato a fare qualcuno in un albergo cosi’, qualcun altro oltre a noi, naturalmente, che i nostri motivi li abbiamo: affari inconfessabili, certo, forse, niente di totalmente chiaro ed alla luce del sole, comunque. Indubitabilmente gli altri clienti dell’ albergo pensano esattamente lo stesso di noi.

    Niente acqua calda, o meglio, si, ma va chiesta al concierge il quale sparisce dietro una porta che si apre a meta’ del lungo corridoio principale, per andare dalla misteriosa “ Signora”. Ok…., si, la signora ha detto Ok…l’acqua calda, tra mezz’ ora, si, certo, Forse. Posso avere l’ acqua calda domani, quando torno, diciamo, alle 6 e mezza, dalla spiaggia, domani pomeriggio? Si, certo. Torno alle 6 e mezza, per assicurarmi quello che a Capo Verde puo’ essere un lusso. Fredda. L’ acqua calda…? si, certo, devo chiedere alla Signora.
    La Signora dietro questa porta, questa Signora misteriosa e un po’ temuta, rispettata, per via di questo segreto potere dell’ acqua calda.

    franz


    lorenzo1508
    Partecipante

    Grazie franz!

    Lorenzo

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