la costruzione della macchina del vento

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Questo argomento contiene 2 risposte, ha 0 partecipanti, ed è stato aggiornato da  loxodrom 14 anni, 11 mesi fa.

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    loxodrom
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    Albino dos Santos e la costruzione della macchina del vento
    …éxeXactement, ou mieu….…
    ………………………………………………………………………
    Pomeriggio. Le lunghe chiacchierate con Pedro Albino dos Santos, il Geologo portoghese capoverdiano. Come sempre indosso una camicia fresca di lavanderia, appena stirata, solitamente qella bianca con sottili righe celesti comprata alla Paolina, a Portoferraio, ed accordo la mia indole solitamente piuttosto irrequieta alla composta riflessivita’ del mio interlocutore, quando devo recarmi nello studio di Pedro, come a rispettare un complesso e gradevole rituale tra due gentiluomini di altri tempi in una specie di avamposto coloniale; mi piace e mi rilassa. Anche il mio modo di parlare il francese cambia, diventa piu’ lento e studiato, si declina in locuzoni quasi arcaiche che possono ricordare quelle del tedesco aulico.

    Interminabili pomeriggi passati nel buio e fresco studio di Pedro a parlare della carta eolica di S.Vicente, si fara’, si fara’,“..pourrai je vous demander, mon ami, si vous pouvez interpeller votre universite’ en Italie? Oui? ..on a fait exactément la mème chose au Ceara Brasiliano, vous voyez mon jeune ami…
    Ah, si, nel Sahara, in Africa, certo…
    …Non, non, au Ceara’ Brasiliano…
    Oh, mais oui, le Ceara’, oui, au Brasil, certainement…

    Il Ceara’, la carta eolica del Ceara’ si stende sopra il tavolo: uno sfumare di tonalita’ brune e avana che assecondano le isoipse. 1989, e sotto, piu’ piccolo, Albinos dos Santos. Pedro, capoverdiano discendente da una delle antiche famiglie portoghesi, con la sua gentilezza pacata, ed i suoi occhi penetranti e intelligenti che in 70 anni hanno visto la guerra civile in Angola, giacimenti vergini di Kymberlte e Combat Diamonds, e i fiumi selvaggi della Guinea Bissau, che ha cartografato, e alla cui guerra di liberazione dalla dominazione portogese ha partecipato, espone con parole studiate il suo progetto: serve acqua. Per riforestare. Servono nuove pale eoliche
    “…Ah, oui, si, certo, pale eoliche per tirare l’ acqua dalla falda acquifera, immagino, c’ est ça, je dirai..?;”
    “..oui, exactement, ou mieux…pas exactement…… »
    Servono pale eoliche. Perche’ per tirare su l’ acqua serve energia elettrica a basso costo. Da ricavare con le pale eoliche. Che non servono per tirare su l’ acqua meccanicamente, ma per azionare turbine elettriche che azioneranno le pompe. Pedro che per gentilezza quando prendi una cantonata, senza mai toglierti di dosso gli occhi piccoli gentili ed attenti che hanno visto cose che non e’ possibile raccontare, annuisce lentamente, ti dice, lentamente, per cortesia: exactement. E’ il suo modo gentile per non farti sentire uno stupido, dopodiche’ ti porta con un equilibrio di sillogismi a farti comprendere che il concetto e’ esattamente il contrario. Exactement. Energia a basso costo vuol dire non soltanto energia per tirare su l’ acqua con le pompe elettriche, ou mieux, pas seulement, exactement, ma corrente elettrica e luce nelle case di molta piu’ gente del 30% che l’ ha in casa a S.Vicente adesso, energia a basso costo all’ utente. Penso a tante case nelle quali sono entrato, bui cubicoli tirati su a tufoni, i materassi sulla terra battuta, immagini sacre ritagliate da vecchi giornali alle pareti, una candela in una nicchia per fare luce quando cala la notte, basta, come quella del vecchio sdentato che ad Agua das Caldeiras, lungo l’ Estrada da Corda, insistette perche’ entrassimo a condividere un goccio di Grogue,in una casa in cui non c’ era niente, per condividere quel niente con noi, e le nipotine fuori che mostravano ridendo le Poaroid che qualche turista di passaggio aveva scattato loro, splendide piccole regine atlantiche bionde con gli occhi verdiazzurri. Noi che tiriamo fuori qualche moneta, ma no, non le vendono, volevano solo mostrarcele e seguitano a sgranare i loro sorrisi, forse erano e prime foto che avessero visto mai; ed alla casa di Antoino, che non si raccapacitava sul perche’ volessi cambiarmi fuori, alla luce della luna, e non sotto quella delle candele, in casa; a quella notte nella parte alta di Mindelo, in cui andammo a cercare Bernardin il commerciante di diamanti, affinche’ sbrogliasse una matassa che solo lui poteva sbrogliare, nelle faveas di Fonte Felipe, con le case-cubicolo da cui si affacciavano e restavano sull’ entrata legioni di fratelli, occhi che bucavano la notte, che si intuivano su corpi giganteschi e affamati, di vita,qualunque fosse e a qualunque prezzo, a scrutare la Jeep della Police, i cui agenti stessi guidavano lentamente e con circospezione e non si azzardavano a scendere dall’ automezzo o a indugiare un attimo di piu’ in quella terra di nessuno, sicuramente non la loro. Bernardin riteneva per qualche assurda logica che la cosa piu’ sicura alla fine fosse vivere tra loro, e per qualche assurda logica la cosa funzionava.
    Ma prima serve la carta eolica, la carta dei venti, e mentre mi adagio indietro nella poltrona, mentre Pedro continua a parlare di quote, di crinali e di gradienti, nel buio e fresco ufficio in cui entrano attutite le pigre voci di strada del pomeriggio, mi astraggo, mi immagino sui crinali spogli, a censire e catturare questi venti, chissa’ da dove vengono, chissa’ come li catturero’. Certo, devi costruire la macchina del vento, certo, forse, un giorno nella casa dalle grandi vetrate, nella radura in cima alla collina da cui spunta il sentiero che sale dalla localita’ di cui nel sogno non ricordo mai il nome, ma che ha molte “s” e molte “k” e “w, che nel sogno a un certo punto si trasforma sempre in ” Saskatchewan”, e una certa ragazza che un mattino mi ha detto, pronunciavi questa parola nel sonno, Saskatchewan. Che non c’ entra niente, e che invece e’ il nome dello stato, il Saskatchewan, in Canada, dove, di giugno, anni dopo, stranamente, sull’ Alaskan Higway, un giorno che non potremo scordare, persi nello stupore per le strade che come teorie infinite tagliano le praterie canadesi, sconfinate, naturalmente, in cui all’ orizzonte le rare macchine letteralmente evaporavano nella lontananza, svanite nell’ aria lontana tagliata in lame di calore, per strada raccogliemmo l’indiano della nazione dei Cree vestto da cow boy che ci disse di chiamarsi Cormack, o Franck, o Cameron ( forse non lo sapeva neanche lui), che diceva di essere diretto a Calgary anche lui, per cavalcare i tori nel rodeo, che cavacare i tori e’ ” better than sex..”; che aveva atteso 4 ore per strada che qualcuno o raccogliesse e intanto aveva sgonfiato 2 bottigie di birra delle riserve a 12 gradi, e che prima di essere sceso a Medicine hat canto’ la canzone indiana che dice: …il mio dolce amore non mi vuole piu’ perche’ sono un pellerossa ubriacone, a me non importa, faccio quello che voglio…”.
    Costruire la macchina del vento, certo, per catturare i venti…
    Chissa’ quali odori e suoni hanno raccolto e portato con se, comunque, questi venti, compiendo alcune volte il periplo della Terra, quali mendaci parole sussurrate degli amanti, ed in quali in terre lontane; le porta dentro di se’, adesso, puoi sentirle se chiudi gli occhi in certe notti di luna nuova, un sussurro indistinto, fragili odori, ed e’ possibile catturare tutto questo, con le pale, eoliche, certo, e trasformarlo in energia a basso costo, trasformarlo in altri odori, in altri suoni, nel ronzio delle turbine dei mulini eolici. Energia a basso costo per la gente di Mindelo, di Madeira, di Bahya, di Salamança…. un motore per spremere le canne da zucchero si accende in una grogueria, ecco, quel pezzo di vento, e l’odore del legno bruciato per affumicare il salmone nei fiordi intorno a Bergen che c’ era nel vento, non e’ andato sprecato, si trasformera’ in Grogue invecchiato a 35 gradi. Potevo conservarlo, pero’, questo vento…attendere un po’ a metterlo in catena per produrre energia a basso costo…liberarlo per Maria Penidad, che accende una candela in camera tutte le sere per andare a dare un bacio alla piccola Luzislinha che dorme ed ha paura del buio.

    Saluto Pedro, esco, i vicoli stanno lentamente tornando ad animarsi, una brezza leggera adesso viene dalla baia e spazza i vicoli tra Rua Lisboa e Pracinha da Igreya. Preannuncia il fresco della sera: Mindelo sta per prepartarsi a mettere in scena ancora una volta come una prostitua di mestiere la sua eterna decadente e consumata movida, disillusa e piena di speranze comunque.

    Nell’ angolo di un biglietto del traghetto per S.Antao tirato fuori da una tasca, che chissa’ dove perdero’, scrivo: “…costruire la macchina del vento…”.

    “Caffè Atlantico”
    FRANCESCO AVERANI

    loxodrom
    Partecipante

    citazione:


    Albino dos Santos e la costruzione della macchina del vento
    …éxeXactement, ou mieu….…
    ………………………………………………………………………
    Pomeriggio. Le lunghe chiacchierate con Pedro Albino dos Santos, il Geologo portoghese capoverdiano. Interminabili pomeriggi passati nel buio e fresco studio di Pedro a parlare della carta eolica di S.Vicente, si fara’, si fara’,“..vous pouvez interpeller votre universite’ en Italie? Oui? ..on a fait exactément la mème chose au Ceara Brasiliano, vous voyez….
    Ah, si, nel Sahara, in Africa, certo…
    …Non, non, nel Ceara’ Brasiliano…
    Ah,si, oui, il Ceara’ , in Brasile, certo.
    Il Ceara’, la carta eolica del Ceara’ si stende sopra il tavolo: uno sfumare di tonalita’ brune e avana che assecondano le isoipse. 1989, e sotto, piu’ piccolo, Albinos dos Santos. Pedro, capoverdiano discendente da una delle antiche famiglie portoghesi, con la sua gentilezza pacata, ed i suoi occhi penetranti e intelligenti che in 70 anni hanno visto la guerra civile in Angola, giacimenti vergini di Kymberlte e Combat Diamonds, e i fiumi selvaggi della Guinea Bissau, che ha cartografato, e alla cui guerra di liberazione dalla dominazione portogese ha partecipato, espone con parole studiate il suo progetto: serve acqua. Per riforestare. Servono nuove pale eoliche
    “…Ah, oui, si, certo, pale eoliche per tirare l’ acqua dalla falda acquifera, immagino, vero?;”
    “..oui, exactement, o mieux…pas exactement…… »
    Servono pale eoliche. Perche’ per tirare su l’ acqua serve energia elettrica a basso costo. Da ricavare con le pale eoliche. Che non servono per tirare su l’ acqua meccanicamente, ma per azionare turbine elettriche che azioneranno le pompe. Pedro che per gentilezza quando prendi una cantonata, senza mai toglierti di dosso gli occhi piccoli gentili ed attenti che hanno visto cose che non e’ possibile raccontare, annuisce lentamente, ti dice, lentamente, per cortesia: exactement. E’ il suo modo gentile per non farti sentire uno stupido, dopodiche’ ti porta con un equilibrio di sillogismi a farti comprendere che il concetto e’ esattamente il contrario. Exactement. Energia a basso costo vuol dire non soltanto energia per tirare su l’ acqua con le pompe elettriche, ou mieux, pas seulement, exactement, ma corrente elettrica e luce nelle case di molta piu’ gente del 30% che l’ ha in casa a S.Vicente adesso, energia a basso costo all’ utente. Penso a tante case nelle quali sono entrato, bui cubicoli tirati su a tufoni, i materassi sulla terra battuta, immagini sacre ritagliate da vecchi giornali alle pareti, una candela in una nicchia per fare luce quando cala la notte, basta, come quella del vecchio sdentato che ad Agua das Caldeirsa, lungo l’ Estrada da Corda, insistette perche’ entrassimo a condividere un goccio di Grogue,in una casa in cui non c’ era niente, per condividere quel niente con noi, e le nipotine fuori che mostravano ridendo le Poaroid che qualche turista di passaggio aveva scattato loro, splendide piccole regine atlantiche bionde con gli occhi verdiazzurri. Noi che tiriamo fuori qualche moneta, ma no, non le vendono, volevano solo mostrarcele e seguitano a sgranare i loro sorrisi, forse erano e prime foto che avessero visto mai; ed alla casa di Antoino, che non si raccapacitava sul perche’ volessi cambiarmi fuori, alla luce della luna, e non sotto quella dele candele, in casa; a quella notte nella parte alta di Mindelo, in cui andammo a cercare Bernardin il commerciante di diamanti, affinche’ sbrogliasse una matassa che solo lui poteva sbrogliare, nelle faveas di Fonte Felipe, con le case-cubicolo da cui si affacciavano e restavano sull’ entrata legioni di fratelli, occhi che bucavano la notte, che si intuivano su corpi giganteschi e affamati, di vita,qualunque fosse e a qualunque prezzo, e non solo di cibo, a scrutare la Jeep della Police, i cui agenti stessi guidavano lentamente e con circospezione e non si azzardavano a scendere dall’ automezzo o a indugiare un attimo di piu’ in quella terra di nessuno, sicuramente non loro.
    Ma prima serve la carta eolica, la carta dei venti, e mentre mi adagio indietro nella poltrona, mentre Pedro continua a parlare di quote, di crinali e di gradienti, nel buio e fresco ufficio in cui entrano attutite le pigre voci di strada del pomeriggio, mi immagino sui crinali spogli, a censire e catturare questi venti, chissa’ da dove vengono, chissa’ come li catturero’, certo, devi costruire la macchina del vento, certo forse, un giorno nella casa dalle grandi vetrate, nella radura in cima alla collina da cui spunta il sentiero che sale dalla localita’ di cui nel sogno non ricordo mai il nome, ma che ha molte “s” e molte “k” e “w;e che adesso confondo con Saskatchewan, che invece e’ il nome dello stato dove, per strada, raccogliemmo l’indiano della nazione dei Cree vestto da cow boy che ci disse di chiamarsi Cormack, o Franck, o Cameron ( forse nono lo sapeva eanche lui), che diceva di essere diretto a Calgary anche lui, per cavalcare i tori nel rodeo, che cavacare i tori e’ ” better than sex..”; che aveva atteso 4 ore per strada che qualcuno o raccogliesse e intanto aveva sgonfiato 2 bottigie di birra delle riserve a 12 gradi, e che prima di essere sceso a Medicine hat canto’ la canzone indiana che dice: …il mio dolce amore non mi vuole piu’ perche’ sono un pellerossa ubriacone, a me non importa, faccio quello che voglio…”.
    Costruire la macchina del vento, certo, per catturare i venti…
    Chissa’ quali odori e suoni hanno raccolto e portato con se, comunque, questi venti, compiendo alcune volte il periplo della Terra, quali mendaci parole sussurrate degli amanti, ed in quali in terre lontane; le porta dentro di se’, adesso, puoi sentirle se chiudi gli occhi in certe notti di luna nuova, un sussurro indistinto, fragili odori, ed e’ possibile catturare tutto questo, con le pale, eoliche, certo, e trasformarlo in energia a basso costo, trasformarlo in altri odori, in altri suoni, nel ronzio delle turbine dei mulini eolici. Energia a basso costo per la gente di Mindelo, di Madeira, di Bahya, di Salamança…. un motore per spremere le canne da zucchero si accende in una grogueria, ecco, quel pezzo di vento, e l’odore del legno bruciato per affumicare il salmone nei fiordi intorno a Bergen che c’ era nel vento, non e’ andato sprecato, si trasformera’ in Grogue invecchiato a 35 gradi. Potevo conservarlo, pero’, questo vento…attendere un po’ a metterlo in catena per produrre energia a basso costo…liberarlo per Maria Penidad, che accende una candela in camera tutte le sere per andare a dare un bacio alla piccola Luzislinha che dorme ed ha paura del buio.

    Su un angolo di un biglietto del traghetto per S.Antao tirato fuori da una tasca, che chissa’ dove perdero’, scrivo: “…costruire la macchina del vento….”

    franz


    franz
    http://www.capoverdeavventura.com

    valentina comi
    Partecipante

    non ho parole

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