Diesel

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    Diesel

    Didi guida, nel modo diligente cn cui fa tutte le cose, il suo taxi toyota rosso amaranto attraverso la valle di Madeira dove suo padre un tempo ha posseduto un po’ di terra, quando Didi era bambino. Il taxi l’ha ereditato dal fratello e Didi ha sostituito il motore, a benzina, con un motore, Diesel. La prima volta che mi prese a bordo faceva un baccano infernale: ho cambiato il, motore, a benzina, con un, motore, diesel…proprio cosi’ diceva quando pronunciava la parola motore, sempre come se ci fosse una virgola prima e dopo, come per sottolineare che Diesel o benzina, comunque di un motore sempre si trattava. Ad ogni modo dopo pochi giorni non faceva piu’ rumore, il, motore, sono gente in gamba i Cruz, e certamente non perderanno la casa che hanno ipotecato per pagare il taxi come invece succede a tutti gli altri tassisiti di Mindelo, o a quasi tutti.

    Mio padre, dice Didi, quand’ ero piccolo qui, guarda, aveva della terra. L’ auto corre da Mindelo a Calhau, attraverso la Valle, Madeira, …, e poi …, e poi…e…..Ho imparato ad amare questi luoghi, a scorrere velocemente attraverso il paesaggio, ancora e ancora da Mindelo a Calhau, fino a quando sviluppi una consuetudine con i posti, a lasciarvi una lieve traccia della tua energia. Alla fine sono i paesaggi a scorrere attraverso te, attraverso il corpo, a delineare e cambiare la topografia dei tuoi stati interiori; per fortuna esistono gli altopiani, dove l’ irrequietezza puo’ stemperarsi nel nulla, o meglio puo’ sfumare i propri confini nel non definito. La morfologia spoglia a tratti esplode in isole di verde, coraggiosa, a contrariare tenacemente la natura delle cose. Il paesaggio a Capo Verde e’ coraggioso, e ancora da Mindelo a Calhau, alla polvere che ottura ogni poro delle dita, vulcanica, impalpabie, incorporea e soffice. E’ la polvere bruciata strappata dalla pelle dell’Isola e che ricopre totalmente la tomaia degli scarponi cambiandone il colore, mentre da Calhau mi incammino verso la spiaggia della baia di Praia Grande, e ci sono quei montarozzi rossastri o bruni. Quei vulcani bambini che chissa’ quando sono sbuffati, come un bambino capriccioso, che forse resteranno vulcani bambini per sempre, che puoi scalare, e che sono pero’ veri vulcani, solo che sono rimasti rimasti bambini. La polvere; gli scarponi Lumberjack che avanzano in quella polvere, e lo sterro solcato dalle ruote dei 4×4 che mi sorpassano sulla strada di terra che da Calhau conduce alla spiaggia della baia di Praia Grande. Cammino, e mentre cammino, lentamente sotto lo zaino, con le mani apese agli orli delle tasche o agli spallacci del Berghaus,con lo sguardo alla polvere, penso alla terra che il padre di Didi aveva, un tempo, di fianco alla strada che corre da Mindelo a Calhau, dalle parti di Madeiral, la terra che era verde quando Didi era piccolo e che il padre di Didi riusciva a coltivare grazie all’ acqua che era possibile strappare alle prime profondita’ della terra con rudimentali mulini,quei mulini a vento, proprio quelli, che a tutti noi ricordano le strade polverose, infinite che si perdono nel nulla di certi film americani, epopee texane, e, sicuramente, “ Il gigante”, con James Dean.
    La desertificazione avanza da Sud. La sua percezione qui, la percezione della devastazione di equilibri fragili che la nostra razza stupida ha provocato, e’ planetaria. La terra ci sovravvivera’, non sarebbe la prima estinzione di quasi tutte le specie; un giorno espellera’ questo fastidioso virus che le ha provocato la febbre o forse lo sta gia’ facendo, con una bella sudata; e mentre cammino verso Praya Grande di Calhau pensando a queste cose mi viene il mente il surriscaldamento del pianeta, la tropicalizzazione e l’ aumento delle perturbazioni e della violenza delle piogge; forse lo sta gia’ facendo.
    Ma adesso le sorgenti della Valle di Paul, rigogliose un tempo secondo la memoria dei vecchi, le risorgive, non buttano piu’. Adesso in compenso gli acquazzoni arrivano improvvisi anche nelle stagioni piu’ inusuali e portano via tutto: fiumi di fango dilavano con violenza inaudita le nude Barrancas.

    Avanzo a piedi, lentamente, a passi lunghi sotto lo zaino e immerso nei pensieri, lungo la strada polverosa che da Calhau porta a Praia Grande e penso al padre di Didi, alla terra che ha dovuto abbandonare e ai mulini, che adesso sono inutili e donchichotteschi scheletri arrugginiti, muti e inutili testimoni di un dramma lento, lento. Lento e silenzioso.

    “Caffè Atlantico”
    FRANCESCO AVERANI

    loxodrom
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    citazione:


    Diesel

    Didi guida correndo come un pazzo il suo taxi toyota rosso amaranto attraverso la valle di Madeira dove suo padre un tempo ha posseduto un po’ di terra, quando Didi era bambino. Il taxi l’ha ereditato dal fratello e Didi ha sostituito il motore, a benzina, con un motore, Diesel. La prima volta che mi prese a bordo faceva un baccano infernale: ho cambiato il, motore, a benzina, con un, motore, diesel…proprio cosi’ diceva quando pronunciava la parola motore, sempre come se ci fosse una virgola prima e dopo, come per sottolineare che Diesel o benzina, comunque di un motore sempre si trattava. Ad ogni modo dopo pochi giorni non faceva piu’ rumore, il, motore, sono gente in gamba i Delgado, e certamente non perderanno la casa che hanno ipotecato per pagare il taxi come invece succede a tutti gli altri tassisiti di Mindelo, o a quasi tutti.

    Mio padre, dice Didi, quand’ ero piccolo qui, guarda, aveva della terra. L’ auto corre da Mindelo a Calhau, attraverso la Valle, Madeira, …, e poi …, e poi…e…..Ho imparato ad amare questi luoghi, a scorrere velocemente attraverso il paesaggio, ancora e ancora da Mindelo a Calhau, fino a quando sviluppi una consuetudine con i posti, a lasciarvi una lieve traccia della tua energia. Alla fine sono i paesaggi a scorrere attraverso te, attraverso il corpo, a delineare e cambiare la topografia delle inquietudini; e per fortuna esistono gli altopiani, dove l’ irrequietezza puo’ stemperarsi nel nulla, o meglio puo’ sfumare i propri confini nel non definito. La morfologia spoglia a tratti esplode in isole di verde, coraggiosa, coraggiosa oltre ogni opinabilita’. Il paesaggio a Capo Verde e’ coraggioso, e ancora da Mindelo a Calhau, alla polvere che ottura ogni poro delle dita, vulcanica, impalpabie, incorporea e soffice. E’ la polvere bruciata strappata dalla pelle dell’Isola e che ricopre totalmente la tomaia degli scarponi cambiandone il colore, mentre da Calhau mi incammino verso la baia di Praia Grande, e ci sono quei montarozzi rossastri o bruni, quei vulcani bambini che chissa’ quando sono sbuffati, come un bambino capriccioso, che forse resteranno vulcani bambini per sempre, che puoi scalare, e che sono pero’ veri vulcani, solo che sono rimasti rimasti bambini. La polvere; gli scarponi Lumberjack che avanzano in quella polvere, e lo sterro solcato dalle ruote dei 4×4 che mi sorpassano sulla strada di terra che da Calhau conduce alla spiaggia della baia di Praia Grande. Cammino, e mentre cammino, lentamente sotot lo zaino, con le mani apese agli orli delle tasche o agli spallacci del Berghaus,con lo sguardo alla polvere, penso alla terra che il padre di Didi aveva, un tempo, di fianco alla strada che corre da Mindelo a Calhau, dalle parti di Madeiral, la terra che era verde quando Didi era piccolo e che il padre di Didi riusciva a coltivare grazie all’ acqua che era possibile strappare alle prime profondita’ della terra con rudimentali mulini,quei mulini a vento, proprio quelli, che a tutti noi ricordano le strade polverose, infinite che si perdono nel nulla di certi film americani, epopee texane, e, sicuramente, “ Il gigante”, con James Dean.
    La desertificazione avanza da Sud. La sua percezione qui, la percezione della devastazione di equilibri fragili che la nostra razza stupida, con un cervello ipersviluppato ed una mente di specie sottosvilupata, ha provocato, e’ planetaria. La terra ci sovravvivera’, non sarebbe la prima estinzione di quasi tutte le specie. Un giorno espellera’ questo fastidioso virus che le ha provocato la febbre o forse lo sta gia’ facendo con una bella sudata, e mentre cammino verso Praya Grande di Calhau pensando a queste cose m viene il mente il surriscaldamento del pianeta, la tropicalizzazione e l’ aumento delle perturbazioni e della violenza dele piogge; si, forse lo sta gia’ facendo. Forse invece non accadra’: per fortuna, nostra, siamo nel bel mezzo di un periodo interglaciale e le cose si metteranno a posto.
    Ma adesso le sorgenti della Valle di Paul, rigogliose un tempo secondo la memoria dei vecchi, le risorgive, non buttano piu’. Adesso in compenso gli acquazzoni arrivano improvvisi anche nelle stagioni piu’ inusuali e portano via tutto. Fiumi di fango dilavano con violenza inaudita le nude Barrancas.

    Avanzo a piedi lungo la strada polverosa che da Calhau porta a Praia Grande e penso al padre di Didi, alla terra che ha dovuto abbandonare e ai mulini, che adesso sono inutili e donchichotteschi scheletri arrugginiti, muti e inutili testimoni di un dramma lento, lento. Lento e silenzioso.

    franz


    franz
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